Indro Montanelli dieci anni dopo, spiegato a un diciottenne
Era disposto a sacrificare molto alla chiarezza e alla semplicità. Sosteneva che se un articolo di giornale contiene due idee, una è di troppo
Era un irregolare. Troppo alto, troppo magro, troppo bravo, troppo malinconico, troppo buono, troppo orgoglioso per darlo a vedere. Come spiego un soggetto così, a te che hai diciott'anni e sei nato ai tempi di Manipulite? Potrei dirti, per cominciare, che le sue mani erano pulite davvero. Visto cosa maneggia un giornalista, oggi come allora, aggiungerei: conosceva bene se stesso e gli italiani. Per fortuna, ogni tanto si sbagliava.
L'Italia, diceva, ha molti rimpianti e alcuni rimorsi, ma poco orgoglio e nessuna memoria. Per questo, Montanelli era convinto che tutti si sarebbero presto scordati di lui. Sostenevo il contrario, sfidando la sua collerica misantropia. Sono arrivato a proporgli una scommessa, sapendo di non poterla riscuotere. Perché l'ho vinta. Di Montanelli ci ricordiamo eccome, in tanti, anche per merito dell'uomo che lo ha impegnato e amareggiato negli ultimi anni, e oggi continua a fare lo stesso con tanti di noi: Berlusconi.