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di Valeria Ballarati

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TESI 3.2 Obbligo e rispetto

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Come abbiamo visto Simone Weil parlava un linguaggio spirituale ma teso ai bisogni materiali. Negli ultimi mesi della sua vita scrive la Dichiarazione dei doveri verso un essere umano[1] dove distingue nettamente l’individuo dalla sua appartenenza alla collettività. Questa distinzione appare significativa nel mondano, sebbene sia (a ragione) insignificante per Weil.

“L’obbligo lega solo gli esseri umani. Non c’è obbligo per le collettività come tali. Ve ne sono invece per tutti gli esseri umani che compongono, servono, comandano o rappresentano una collettività, tanto per la parte della loro vita che è legata alla collettività quanto per quella che ne è indipendente.”[2]

Sul concetto di Obbligo torno tra un attimo, vediamo prima perché la distinzione appare importante.

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TESI 3 Dall'oppressione alla cura dell'altro: vie possibili 3.1 cercare la verità

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Capitolo 3 - Dall'oppressione alla cura dell'altro: vie possibili

Qu’on ne dit pas que je n’ai rien dit de nouveau:

la disposition des matières est nouvelle;

quand on joue a la paume,

c’est une même balle dont on joue l’un et l’autre,

mais l’un la place mieux.

Pensée 65 – Blaise Pascal[1]

3.1 Cercare la verità (e il Bene)

La ricerca della verità era la vocazione centrale in Simone Weil. Nel cercarla come nutrimento della mente Weil andava dritta al punto: era essenziale informarsi ma l’informazione disponibile doveva fornire esclusivamente elementi utili ai fruitori, indicando concetti e idee, e rappresentando eventi reali da cui ricavare esperienze o formarsi le opinioni; se l’informazione rilasciata era erronea, inesatta o imprecisa si fuorviavano i pensieri di chi leggeva fiducioso:

“Al libro che leggono, essi prestano fede. Non abbiamo il diritto di nutrirli di menzogne.”[2]


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TESI 2.2 L'indifendibile Europa

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Nel suo saggio sul colonialismo Aimé Césaire[1], poeta e politico della Martinica, uno dei fondatori del movimento Négritude[2], sostiene che l’Europa colonizzatrice è indifendibile e vale la pena studiare in dettaglio l’hitlerismo per far emergere rivelazioni fondamentali:

“(…) rivelare al borghese distinto, umanista, cristiano del XX secolo, che anch’egli porta dentro di sé un Hitler nascosto, rimosso; ovvero (…) ciò che non perdona a Hitler non è il crimine in sé, non è il crimine contro l’uomo, non è l’umiliazione dell’uomo in quanto tale, ma il crimine contro l’uomo bianco, l’umiliazione dell’uomo bianco, il fatto di aver applicato in Europa quei trattamenti tipicamente coloniali che sino ad allora erano stati prerogativa esclusiva degli arabi d’Algeria, dei Coolie dell’India e dei negri dell’Africa.”[3]

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TESI 2.3 Sradicati e radicati

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Weil rimproverava alla Francia di non aver riconosciuto lo stato in cui versava.

Mentre in Germania lo sradicamento aveva assunto una forma aggressiva, “in Francia si manifestava come letargia e stupore”[1]. Era dunque paradossale osservare il suo non tener testa all’invasione germanica essendo la stessa nazione dal passato di sottomissione e di estensione per conquista nel mondo intero!  Nel doloroso crollo che sorprendeva tutti, la Francia dimostrava quanto poteva essere essa stessa sradicata: occupando altri territori aveva solo esportato lo sradicamento di cui soffriva, e pur continuando a manifestare esteriormente la sua bella chioma “un albero che abbia radici quasi completamente ròse, cade al primo urto”[2] scriveva la filosofa.  Accettando dunque il principio base chi è sradicato, sradica, va da sé che lo sradicamento accompagnato da forza è conseguenza diretta dell’espansione dei popoli europei su nuove terre ...


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TESI 2 Forme e metodi del colonialismo 2.1 Struttura del dominio

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Capitolo 2 - Forme e metodi del colonialismo

Mien, tien.

Ce chien est à moi, disaient ces pauvres enfants;

c’est là ma place au soleil.

Voilà le commencement et l’image

De l’usurpation de toute la terre.

Blaise Pascal, pensée 231


Day-o, day-o

Daylight come and me wan' go home

Work all night for a drink of rum

(Daylight come and me wan' go home)

Stack banana till de morning come

(Daylight come and me wan' go home)

Come, Mister tally man, tally me banana

(Daylight come and me wan' go home)

Day-o (Banana Boat Song)

Harry Belafonte, 1956[1]


[1] Harry Belafonte é stato un cantante e un attivista per i diritti civili. La sua famosa canzone Day.O (Banana Boat Song) é un canto popolare giamaicano che racconta le dure condizioni di lavoro coloniale dei caricatori delle navi bananiere: lavorando tutta la notte nel farsi giorno vogliono andare a casa, attendono solo che Mr tally man (il contabile) conti le casse caricate. Belafonte partecipò come speaker alla marcia su Washington del 1963 per il lavoro e la libertà, a sostegno dei diritti civili ed economici per gli afroamericani, sotto la presidenza di John Fitzgerald Kennedy. In quell'occasione, il leader afro-americano Martin Luther King Jr. pronunciò al Lincoln Memorial lo storico discorso I have a dream, invocando la fine del razzismo e la pace tra bianchi e neri. Nella stessa occasione Harry Belafonte dirà: “Crediamo che gli artisti abbiano una funzione di valore in ogni società, poiché sono gli artisti che rivelano la società a sé stessa”.

La traduzione è mia dal video sottostante (al min. 5’10). https://abcnews.go.com/US/video/archival-video-harry-belafonte-speaks-march-washington-1963-45832971.


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